Dove mettere l’informativa privacy

Parte 1: Dove mettere l’informativa?

Ho appena iniziato a scrivere e mi chiedo se chi leggerà questo pezzo si annoierà fin da subito e smetterà oppure, preso forse da un sentimento di compassione, continuerà a leggere.

Lo stesso senso di sconforto lo sento nelle voci delle persone che devono preoccuparsi della privacy nelle loro aziende, su dove mettere le informative o cosa scriverci all’interno.

Si ha sempre la paura di fare la cosa sbagliata, non perché uno non abbia idea di cosa fare, ma più per la mancanza della conoscenza di cosa sia importante o meno, correndo il rischio di mettere sullo stesso piano tutto quanto senza un certo ordine.

Così la cosa più importante che viene in mente al “Privacer”, così chiamo io la persona in azienda con il compito di sobbarcarsi il problema della Privacy e affine, sono quali articoli di legge scrivere.

“Privacer” è effettivamente una parola che mi sono inventato di sana pianta grazie alla mia poca fantasia, ma è nella realtà quella persona, purtroppo vittima delle circostanze e delle abitudini, alle volte spinta a dover in qualche modo rendere “legalese” un qualunque pezzo di carta esca dall’azienda.

Lo scopo del “Privacer” in questo caso è tutelare l’azienda.

Ma è proprio giusto?

La norma sulla Privacy ribadisce più volte il corretto punto di vista: le informazioni sul trattamento dei dati non sono un contratto; le informazioni vanno rese facilmente accessibili.

Allora immaginiamo un contratto, senza che sia complesso o articolato, come quello relativo al consenso informato dato ad esempio da qualcuno che effettua le depilazioni, come un centro estetico.

Spesso, chi fornisce il macchinario per la depilazione, rende disponibile come fosse un optional anche un libretto che il gestore del centro estetico può utilizzare per iscrivere i Clienti.

Questo libretto spesso ha le scritte piccole-piccole, così in una stessa pagina riesce a farci stare di tutto, compresa l’informativa sulla privacy con tanto di consensi specifici. La cosa non è limitata ovviamente ai libretti.

Va bene risparmiare, ma è mai possibile lesinare perfino su dei pezzi di carta vista la possibilità oggi di averla pure riciclata e, se di buona qualità, fare pure bella figura?

Non starò qui a dire perché dobbiamo spendere tempo e risorse in queste “stupidaggini” né perché si stia mettendo tanto accento sui dati personali, se vuoi nel mio libro lo faccio capire meglio con delle storielle sulla Privacy disponibile gratuitamente a questo link , ma dobbiamo metterci nel corretto punto di vista.

Per definizione un contratto presuppone uno scambio: io do a te qualcosa; tu dai a me qualcosa. Di solito è soldi in cambio di prodotti o servizi.

Ma i dati personali non possono essere oggetto di scambio, a meno che non sia il tuo scopo (ma questa è un’altra storia). Li puoi usare per fornire il prodotto o servizio, ma non sono né il prodotto né il servizio e neppure i soldi che ricevi.

Quindi quando fornisci le informazioni sul loro trattamento, devi assicurarti di essere corretto e trasparente. Non devi nasconderti dietro le formalità.

Nel caso usi un contratto che contiene tutto, anche le informazioni sulla privacy, assicurati che queste siano messe in un’area distinta e facilmente individuabile, viceversa possono essere dolori a detta del Garante ovvero l’Autorità che può controllare quello che fai.

È per questo che ai miei clienti del Metodo Privacy Passo Dopo Passo, tra le mille cose, visioniamo personalmente i documenti prima di farli uscire dalle loro aziende.

Ecco cosa possiamo imparare dalla prima lezione: mai mettere le informazioni sulla privacy mischiate alle altre cose, anche se stampate sugli stessi fogli.

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