GDPR Che articolo ci mettiamo? Il 13? Il 14? O tutti e due?

“Quale articolo ci mettiamo? Il 13? Il 14? O tutti e due?”

“Sbagliare è umano, perseverare è diabolico” direbbe il mio professore usando però il latino, perché se da un lato tempo fa era in qualche modo accettabile usare il “legalese” su quel pezzo di carta che siamo obbligati a dare alle persone, chiamata “informativa sulla privacy”, oggi proprio non lo è più.

Siamo talmente abituati al fatto che quando qualcosa riguarda la legge debba essere incomprensibile, ci hanno talmente “lavato il cervello” su questo che ormai ci si ritrova con un senso di vuoto e incompletezza se ad un documento non si aggiunge un po’ di “legalese”.

Quando parlo di “legalese” intendo riferimenti ad articoli di legge, rimandi ad altre fonti, citazioni di pezzi delle norme, e via così.

Prova a pensare all’ultima automobile acquistata e son certo che ricorderai tutti i documenti che hai firmato, pochi dei quali, se non nessuno, con articoli, riferimenti a norme e cose di questo tipo.

Ecco allora che il tarlo del “legalese” si insinua e comincia a rodere il legno del tavolo sul quale ci sono i nostri pensieri e ci spinge a bere dal bicchiere pieno di leggine, articolini e commi.

Per fortuna le cose non sono realmente così, e possiamo svegliarci dallo stato ipnotico in cui siamo caduti, constatando che proprio uno di quegli articolini della legge ci dice, con parole mie: “quando devi spiegare come tu tratti i dati personali a qualcuno, per cortesia, fallo in modo semplice, chiaro, comprensibile in modo tale che perfino un bambino di sette anni può capire”.

Però il diavoletto dentro di noi si infuria e sbotta: “ho capito, ma come faccio a far sapere alle Autorità, che leggeranno quello che scrivo, che IO l’ho scritto a norma di legge?!? Come giustificherò quello che ho scritto per tutti?!? Mi potranno dire che me lo sono inventato!!!”

Perbacco se sembra logico! Peccato però che sia completamente sbagliato.

Ecco perché.

Capendo le difficoltà, nelle quali delle volte ci troviamo, abbiamo creato il Metodo Privacy Passo Dopo Passo, allo scopo di facilitare se non azzerare lo sforzo dell’imprenditore nel fare le cose giuste, come questa.

Infatti, la norma indica cosa devi comunicare alle persone in tema di privacy, fa un elenco dettagliato degli argomenti contenuti nel testo da scrivere, argomenti da esporre in modo semplice, chiaro e comprensibile a chiunque.

Sono previste anche le immagini, con lo scopo di rendere visibili a colpo d’occhio il concetto.

Aspetta però… non ho finito, attento alla cosa peggiore che puoi fare!

Facciamo finta che la norma ci imponga di specificare dieci cose diverse, non una o due ma esattamente dieci.

Ma noi siamo “tarlati” e scriviamo solo qualcosa del tipo: “gestiamo i tuoi dati a norma dell’articolo 13”

“Oh, bene” pensiamo “vedi, gli abbiamo detto a quello che ci da i dati che lo facciamo a norma di legge”, con un pizzico di orgoglio “mica ci può dire qualcosa, se vuol sapere di cosa parliamo che vada a vedere la legge, PERCHE’ la legge non ammette ignoranza e se lui non sa è un problema suo”.

Ed è qui che io sento il “crack” delle fondamenta di casa tua.

Hai fatto esattamente il contrario di quello che siamo tenuti a fare. Non qualcosa di lacunoso, ma esattamente il contrario, perché la norma non dice da nessuna parte che noi dobbiamo informarlo così, ci dice che dobbiamo essere trasparenti e informarlo di come NOI gestiamo i suoi dati e quali sono i suoi diritti.

Poi ci sono dei “trucchi” da poter utilizzare per “stringere” le cose da dire, che insegniamo a chi utilizza il Metodo Privacy Passo Dopo Passo, ma tutti basati su principi della norma che qui non c’è spazio per raccontare.

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