Italiani preoccupati più dei soldi che della privacy

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Italiani preoccupati più dei soldi che della privacy

7 Febbraio 2019 Privacy Sicurezza IT 0

Il furto dei dati bancari è la prima preoccupazione degli italiani che navigano sul Web. La paura di violazioni sui conti conrrenti e truffe finanziarie, condivisa dal 51% degli intervistati, è uno dei temi emersi nel Safer Internet Day (la giornata internazionale del Web “sicuro”, istituita nel 2004 dall’Unione Europea e ricorrente ogni 5 febbraio) del 2019, e più precisamente da un sondaggio svolto da YouGov su incarico di Google.

L’Italia fotografata da questa indagine è un Paese tutto sommato consapevole di molti dei rischi dell’online, in particolare di quelli veicolati dalla posta elettronica, mentre ci manca ancora, forse, un’adeguata attenzione alla privacy dei dati personali.

Oltre la metà degli intervistati, il 54%, ha ammesso di aver ricevuto almeno una volta delle email di phishing, mentre un 15% ha detto di aver perso dei dati sul proprio Pc a causa di attacchi malware, il 13% ha subito accessi non autorizzati agli account di social o di posta elettronica e l’8% è stato vittima di scam, cioè di truffe basate su ingegneria sociale.

Dominano ottimismo e tranquillità, tutto sommato, in merito alle sorti dei dati personali che inevitabilmente, oggi, finiscono online attraverso le innumerevoli iscrizioni a servizi Web di ogni genere. Solo il 14% degli italiani, infatti, è in apprensione per le informazioni di carattere personale che lo riguardano, come per esempio l’indirizzo di casa, e solo il 13% teme il furto di ricordi personali (come le fotografie). Ancor più piccola, il 5%, è la quota di coloro che si preoccupano di essere spiati o intercettati tramite la cronologia delle email inviate ai colleghi di lavoro o tramite la cronologia del browser.

Sull’uso delle password gli italiani hanno grandi margini di miglioramento, ovvero continuano a commettere errori e leggerezze. Vero è che uno su due, a detta di YouGov, opportunamente usa parole chiave diverse per ciascun servizio online, ma è anche vero che il 38% si limita a usare la stessa password per una o anche per tutte le iscrizioni.

Fonte ICT Business