GDPR: in quale caso è forse meglio non fare nulla

GDPR: in quale caso è forse meglio non fare nulla

Semplice provocazione o c’è un fondo di verità?

Il titolo è volutamente provocatorio in senso generale.

Ma in certe situazioni potrebbe essere anche la cosa giusta da fare.

Attenzione. Non è assolutamente volontà di chi scrive voler indurre qualcuno a violare la legge.

Dietro alla provocazione c’è una ragione che arriva dal seguente articolo del Codice della Privacy:

“Art. 168 – … chiunque, in un procedimento o nel corso di accertamenti dinanzi al Garante, dichiara o attesta falsamente notizie o circostanze o produce atti o documenti falsi, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Se fai false dichiarazioni al Garante rischi la reclusione da sei mesi a tre anni.

Se mostri documenti falsi al Garante rischi la reclusione da sei mesi a tre anni.

Non è uno scherzo.

E adesso ti spiego la situazione nella quale si trovano la maggioranza delle aziende italiane…

…nonostante abbiano speso dei soldi per ottenere da qualcuno la famosa “documentazione privacy”, proprio quella fornita come lo stampino da certi siti web o da consulenti low cost.

La leggenda vorrebbe raccontare la storia secondo la quale ciò che conta è il pezzo di carta. Se ho il pezzo di carta sono a posto.

Ma l’illusione svanisce nel momento stesso nel quale il pezzo di carta viene mostrato a chi sta eseguendo l’ispezione, come fosse una carta di identità falsa.

La spiegazione di tutto questo è, più spesso di quanto si creda, causata da quei tipi di imprenditori che non sono soliti fare le cose nel modo in cui è giusto farle.

Sono quelli che hanno reso le imprese qualcosa di brutto e cattivo agli occhi delle persone, perché in realtà non erano gestite da vari imprenditori, ma da una misera e patetica copia.

Credo che il vero imprenditore sia capace di superare qualunque ostacolo nel modo più corretto possibile e nonostante la sfida e l’attimo di sconforto sappia affrontare la sfida.

Questa non è una ramanzina a nessuno, ma una reale definizione di ciò che crea il problema a monte.

La Privacy è, se vista sotto la corretta luce, qualcosa di sacro. Ma la Privacy senza una corretta gestione dei dati personali non è in grado di diventare ciò che l’Uomo aspira da secoli.

Nel Regolamento “Privacy” del 2016 si presta la massima attenzione ai dati personali che l’azienda tratta nella sua pancia.

Non è qualcosa di astratto. Magari potevano scriverlo un po’ meglio, ma questo non toglie il fatto principale, l’attenzione assoluta per la protezione dei dati personali come centro intorno a cui tutto ruota.

E cosa fa l’imprenditore (o il suo collaboratore) “poco imprenditore”?

Riduce tutte le cose messe ìi, pur con tutti i difetti, per migliorare la condizione umana, ad un’inutile accozzaglia.

È lo stesso imprenditore che non applica gli strumenti di sicurezza sul lavoro, o che appena può fa del “nero” come se non esistesse un domani. Lo lo stesso tipo di imprenditore che usa esclusivamente il metodo dell’”ungere gli ingranaggi” per prendere una commessa della quale sa già in partenza che onorerà sì e no il 40%.

È quel tipo di imprenditore definito come senza morale.

Cosa fa quindi con la privacy?

Chiama il primo che gli capita, gli chiede la documentazione che racconta quattro cose e stop.

“Tanto questa privacy è solo una frottola, loro hanno tutti i dati che voglio, ti spiano dappertutto”.

È questa la giustificazione del tipo? E magari ci crede veramente?

I miei antenati, come quelli di molti altri, hanno combattuto per le nostre libertà.

Ma adesso, siccome è scomodo o “inutile” mandiamole nella pattumiera.

Scusa lo sfogo. Mi sono perso un attimo divagando.

Nella realtà però è questo che succede.

L’azienda dovrebbe trattare i dati personali di chiunque, dipendenti, clienti o fornitori, in un certo modo.

Il modo corretto è proteggere questi dati da potenziali violazioni.

Il fatto di scrivere su di un pezzo di carta che l’azienda faccia quanto sia corretto ma che poi … non lo fa… è, per la legge, dichiarare il falso.

Se il documento dice che farai “A” allora nell’azienda deve essere fatto “A”.

Ma se il documento dice “A” e nell’azienda non c’è nemmeno l’ombra di una “a” minuscola, significa semplicemente…

… aver mentito.

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