123456 e la cultura della sicurezza: c’è ancora tanto da fare

Ogni anno, nonostante i continui avvertimenti degli esperti, milioni di persone continuano a utilizzare password deboli e facilmente prevedibili. Secondo un recente studio condotto da NordPass, “123456” rimane la password più utilizzata al mondo, adottata da oltre 3 milioni di utenti per scopi personali e da 1,2 milioni per quelli lavorativi.

In Italia, la situazione non è diversa: “123456” è ancora la password più comune, seguita da “cambiami” e “123456789”.

Questa tendenza evidenzia una preoccupante mancanza di consapevolezza riguardo alla sicurezza informatica. Nonostante l’introduzione di normative come il GDPR e la direttiva NIS2, che mirano a proteggere i dati personali e a rafforzare la sicurezza delle reti e dei sistemi informativi, l’adozione di password deboli indica che c’è ancora molta strada da fare.

Le password semplici come “123456” possono essere violate in meno di un secondo, esponendo gli utenti a rischi significativi, come il furto di identità e l’accesso non autorizzato ai propri account. Questo comportamento mette in luce la necessità di un cambiamento culturale nell’approccio alla sicurezza digitale.

È fondamentale che gli utenti comprendano l’importanza di creare password complesse e uniche per ciascun account, evitando l’uso di combinazioni ovvie o informazioni personali facilmente reperibili. L’implementazione di misure come l’autenticazione a due fattori può offrire un ulteriore livello di protezione.

Inoltre, le aziende devono promuovere una cultura della sicurezza informatica tra i propri dipendenti, fornendo formazione adeguata e implementando politiche rigorose per la gestione delle password. Solo attraverso un cambiamento di mentalità e un impegno collettivo sarà possibile migliorare la sicurezza digitale e proteggere efficacemente i dati personali.

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