La moneta digitale, quale livello di sicurezza?

La moneta digitale, quale livello di sicurezza?

Nei vecchi film in bianco e nero è possibile ancora ritrovare delle scene di ladri, con mascherina e pistola, che minacciano dei passanti di una strada al grido di “o la borsa o la vita!”, con l’ovvio intento di ottenere dai malcapitati i loro soldi, probabilmente neppure molti.

Oggi si parla molto dei vantaggi della moneta digitale, spesso qualcuno velatamente fa capire che uno dei vantaggi più forti è proprio legato alle rapine fatte per strada, forse in ricordo di queste funeste scene.

Ma ha veramente un senso?

Nel 2017 si è confermato un trend del 2,3%, già in discesa negli anni precedenti e in quelli attuali, con picchi che oscillano tra un meno 100% e un più 250%, in funzione della località italiana presa in considerazione, questo almeno secondo i dati del ministero dell’Interno dipartimento di Pubblica Sicurezza.

Ma dei furti avvenuti, nella maggior parte dei casi non ha riguardato esclusivamente la carta moneta ma, in valore assoluto più alto, i preziosi o oggetti rivendibili al mercato nero, come i dispositivi elettronici (smartphone, tv, etc.).

Considerato che già oggi abbiamo la moneta digitale, sottoforma di bancomat o carte di credito, non risulta ben chiaro quale sia il vero vantaggio per il cittadino in termini assoluti, tanto è che in alcuni stati il costo a carico della persona è pari a zero, costi in realtà posti sulle spalle dell’esercente commerciale che li assorbe nel prezzo di vendita o, nel peggiore dei casi, aumentandolo.

Volendo anche considerare l’aspetto della lotta all’evasione o al riciclaggio, purtroppo il discorso non regge affatto perché, a parere di mio, pensare di fermare un’attività criminale in atto togliendo un tipo di cibo deve, per chi ha un attimo di capacità riflessiva, portare alla considerazione che il criminale utilizzerà altre strade altro “cibo”, probabilmente più fine, sottile e difficile da individuare.

Ne è una prova la telefonia pubblica, quella gestita dalla Telecom in modo capillare fino a qualche decennio fa attraverso le famose cabine telefoniche, dove a fronte di più sofisticate apparecchiature antifrode, venivano ideati sistemi sempre più fini dai truffaldini, sistemi tra l’altro via via più difficili da contrastare. Telecom dovette arrendersi e dismettere il più possibile a causa delle continue ed ingenti perdite economiche: la telefonia pubblica, secondo i resoconti, fu un continuo “buco” economico.

Non parliamo poi dell’evasione fiscale legalizzata, alla quale certamente poco importa se il denaro è fisico o digitale.

Inoltre, quando si parla di dati personali, come nella gestione della moneta elettronica, non si deve assolutamente dimenticare l’ambito di sicurezza.

Infatti, potremmo assistere ad un massiccio aumento dei furti a distanza, perché nessun sistema informatico è a prova di scasso, nessuno.

Come è accaduto agli account Twitter di personaggi di spicco come Bezos di Amazon, Musk di Tesla o Bill Gates, allo scopo di promuovere una truffa legata alle criptovalute (per info vedi questo articolo di tgcom24, https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/twitter-hackerati-account-di-musk-bezos-e-gates-per-truffa-bitcoin_20717362-202002a.shtml)

Portando la moneta completamente nel mondo digitale, c’è il forte rischio di trovarsi “spennati”, senza neppur avendone consapevolezza, da qualcuno che si trova letteralmente dall’altra parte del mondo, situazione praticamente fuori dal nostro controllo e di quello delle autorità italiane.

Pensiamo alle piccole e medie aziende, a quanto siano effettivamente un punto indifeso nella protezione dei dati personali, nella privacy degli individui rispetto ai grandi player del mercato.

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