Il Mito della Sicurezza Assoluta nel Cloud Computing: Domande Che Ogni Azienda Dovrebbe Porsi

Nella rapida evoluzione del mondo della tecnologia, il cloud computing ha rappresentato una vera e propria rivoluzione, promettendo accessibilità, efficienza e, soprattutto, sicurezza.

Tuttavia, mentre la migrazione al cloud diventa sempre più comune per le aziende di tutte le dimensioni, la questione della sicurezza rimane un punto focale di dibattito. Una recente riunione con un referente di una società di sviluppo software, che per ragioni di privacy chiameremo “Mario”, ha riportato in primo piano queste problematiche.

Mario ha affermato, quasi come un dato di fatto, che “Oggi il cloud è sicuro, ormai è una cosa certa”. Una frase che ha generato più domande che certezze. La stessa affermazione era stata fatta anni fa, sollevando la questione se una delle due affermazioni sia falsa o, peggio ancora, se entrambe lo siano. Infatti, se il cloud è sicuro oggi, allora anni fa non lo era; viceversa, se anni fa non era sicuro, come può esserlo ora?

Non ho voluto mettere Mario in imbarazzo facendo domande dirette su quali test o prove avessero portato a tale affermazione. Tuttavia, è fondamentale per ogni azienda porsi queste domande prima di prendere decisioni così critiche.

In effetti, anche i grandi provider di servizi cloud hanno avuto problemi di continuità o di sicurezza. E quando la tua azienda rientra in quella piccola percentuale di clienti colpiti, le garanzie del provider spesso non servono a molto.

Uno degli aspetti cruciali da considerare è che la sicurezza non è un elemento statico, ma dinamico. Nuovi tipi di minacce emergono continuamente, e i protocolli di sicurezza devono essere costantemente aggiornati. Fidarsi ciecamente delle affermazioni di un fornitore senza un’analisi dettagliata è un rischio che nessuna azienda dovrebbe correre. Un recente esempio è l’attacco ai danni di 23andMe, una società che lavora con dati sensibili. I dati di sette milioni di utenti sono stati messi in vendita su forum criminali, mostrando che anche aziende con risorse significative possono essere vulnerabili.

La migrazione al cloud presenta inoltre una serie di altre sfide. Oltre alla sicurezza dei dati, bisogna considerare la conformità normativa, in particolare se si lavora con dati sensibili o si è soggetti a regolamentazioni specifiche. Le aziende devono anche preoccuparsi della portabilità dei dati, dell’integrazione con i sistemi esistenti e dei costi potenzialmente nascosti.

Un’altra considerazione è l’impatto di una potenziale interruzione del servizio sul business. Non tutti i provider di servizi cloud offrono gli stessi livelli di garanzia in termini di tempo di attività e recupero dai disastri. È quindi essenziale valutare attentamente i livelli di servizio (detti SLA) prima di fare una scelta.

Il dibattito sulla sicurezza del cloud probabilmente continuerà per molto tempo. Le aziende dovrebbero adottare un approccio olistico che consideri non solo i benefici ma anche i rischi associati alla migrazione al cloud. La chiave è trovare un equilibrio tra flessibilità, efficienza e sicurezza, personalizzando la soluzione cloud in base alle esigenze specifiche dell’azienda.

Inoltre, invece di fare affidamento esclusivamente sulle affermazioni dei fornitori, sarebbe saggio investire in test di sicurezza indipendenti, audit e valutazioni periodiche. A questo proposito, strumenti come i test di vulnerabilità o l’adozione di strutture di sicurezza standardizzati possono fornire una valutazione più oggettiva del livello di sicurezza.

Ecco dove entra in gioco la trasparenza. I fornitori devono essere in grado di fornire evidenze concrete della sicurezza delle loro infrastrutture, attraverso certificazioni, audit esterni e trasparenza sulle misure di sicurezza implementate. Solo così si può prendere una decisione informata e mitigare i rischi associati al cloud computing.

La prossima volta che qualcuno vi dirà che il cloud è sicuro, ricordate che la sicurezza non è mai assoluta.

È un obiettivo in costante evoluzione, che richiede vigilanza, aggiornamenti continui e, soprattutto, un approccio critico e informato.

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